Yeah, the night's not over, you're not trying hard enough.
Ore 22.30 di un sabato pieno di pioggia. Stai salendo su un pullman insieme ad altre 15 persone. Nulla di strano se non fosse che non siete né una scolaresca, né un gruppo di pensionati in gita a Montecatini, ma una variegata compagine italo –svedese,
Ore 23.00. All’altezza del penultimo tornante sei sotto la pioggia con i fari del pullman negli occhi in attesa che l’autista Rocco, sfrizionando come un disperato, compia il miracolo e cammini sulle acque.
Ore 00.15. Ti aggiri con una lattina di Moretti in mano pensando che dopo l’ascesa ai colli ti meriteresti almeno di assistere alla moltiplicazione delle bottiglie di vodka. Incroci di sguardi perplessi, un accenno di piede che batte il tempo di un pezzo mai sentito.
Ore 1.15 “the world is a vampire…” “every day I love you less and less…”, “people they don’t understand…”. “I said please don’t slow me down if I’m going too fast”. Ci siamo . Here we are now. Ed è anche arrivata la Vodka.
Ore 2.30. Tre piccole mongolfiere colorate prendono il volo sulle colline. Guardando giù, nel buio, vedono una informe e malferma macchia nera di teste umane che guardano in su, di mani umane che si cercano, di piedi umani che incespicano nell’ortica.
Ciò che succede dalle 3 alle 4.30 non è dato di sapere.
Ore 4. 35. Cammini al buio su uno sterrato disastrato alla ricerca dell’autista Rocco, sacrificatosi per tutti voi sulla croce di una notte in solitudine e senza neanche un birretta. Stai cantando Where is my mind, where is my mind, wheeeeeere is my mind e ciascuna creatura animale, vegetale o minerale nel raggio di 500 mt. invoca il fulmine come soluzione finale per te e la tua razza canterina. Davanti a te, L. sgambetta da una parte all’altra in modo del tutto scoordinato. Più tardi qualcuno osserverà, con una potente immagine metaforica, che era come se avesse due marmotte vive al posto dei piedi.
Ore 6.05. Luce livida dell’alba. Emicrania. E nessuno si permetta più di dire che la domenica mattina la spreco a dormire.
Appendice.
Domenica. Ore 13.45. In una Via Belle Arti desolata, fradicia e puzzolente di piscio, una schiera di 10 bambini muniti di tromba compare come una visione marciando fieramente al suono di “When the saints go marching in”. C’è un’unica spettatrice. Occhiali scuri, passo incerto, ed una napoleonica mano appoggiata sul fegato.
Ti amo. La tua caina fino alla fine del mondo, L. Ti amano anche le marmotte vive. E anche la mia mano sul fegato (so tre giorni che soffro le pene dell'inferno).
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