mercoledì 9 settembre 2009

Forse non sei figa abbastanza.

L’occasione è il compleanno di una persona che non conosco. Il collegamento un amico di bergamo che mi ha detto “vieni anche tu, figa” (perché nella grammatica bergamasca la parola figa sostituisce la punteggiatura alla fine di qualsiasi frase).

Il festeggiato è tale T.,faccia da tronista, banconote da 100 che gli escono dalle orecchie e ragazzina ventenne biondissima  magrissima e tiratissima al seguito. Il tutto avvolto in un mistico alone di cocaina.

Il posto è un ristorante di proprietà di un certo calciatore e soci, i quali, essendo coscienti di non essere propriamente degli esteti, avrebbero anche potuto investire in un interior designer, in un geometra, in una cugina con un minimo di gusto.

Non l’hanno fatto, ma la cosa non sembra preoccupare la clientela costituita da veline e modelline alte 7 metri con culi di cemento armato e tette che sfidano le leggi della gravità.

Il mio collegamento mi avverte "guarda che io e il T. siamo cresciuti insieme ma poi le nostre strade si sono divise figa", "guarda che lui vive in sto mondo qui però in realtà è diverso figa", "guarda che è un ambiente di merda però per una sera beviamo, ci divertiamo figa".

Placidamente, ubbidisco. Il vino, due montenegro e due rum e pera in effetti mi aiutano, dandomi quel distacco necessario a guardare la scena come se fosse una puntata di Superquark.

Però mi sento odiosa, figa.Inutilmente spocchiosa e senza alcun valido motivo. Per una volta nella mia vita posso anche tentare di integrarmi. In fondo il mio collegamento è una persona a posto, molto simile a me, se lo fa lui posso farlo io. Solo che nel bel mezzo del mio processo di mimetizzazione arriva questo tizio che si rivela essere il manager di varie ragazzine della tv. Mi si siede accanto con la sua camicia nera inamidata, il suo pizzo ben curato e il su ambizioso tentativo di mascherare la stempiatura con un’onda di capelli sapientemente posizionata. Mi guarda ed esordisce con un “quanti anni hai? 29? Troppo vecchia per la tv”. Ok, datemi da bere. Ma Cute Ambiziosa ha ancora molto da raccontare "le modelle negre saranno anche bone però bisognerebbe metterle nella candeggina. Io una così non me la faccio neanche morto". Ragazza fortunata, vorrei replicare, e invece ordino un altro rum e pera. Ammetto che protetta da uno scudo d’alcol potrei davvero dirgli cosa penso di lui, ma sentendo il mio accento terrone il Nostro proverebbe di certo a incenerirmi brandendo una collana d’aglio. Mi alzo per andare in bagno e il festeggiato T. mi fa un gesto impercettibile, così impercettibile che potrei anche averlo frainteso. Anche qui vorrei parlare: “Ti sembro un tipo da cocaina, io? Se proprio dovessi decidere di annientarmi nel cesso di un locale punterei sull’eroina, no? Più bohemien, più plateale, decisamente più rock’n’roll.” E invece taccio anche stavolta, forse perché in realtà non sono neanche un tipo da eroina. E di fatti torno a casa, metto i miei 29 anni davanti allo specchio, sollevo un dito medio alla salute di Cute Ambiziosa e poi crollo tra le braccia della verde consolatrice.

 

2 commenti:

  1. Non sarai mai figa abbastanza. Figa. (parafrasando l'amico bergamasco del tramite bergamasco). Lavignetta.

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  2. No va bè, per la tv sei troppo vecchia no! Ma gliel'hai detto: ma meno male??? bah...strana gente a sto mondo...the ashtray girl

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